Un grande evento con Silvio Benedetto

La Casa delle Culture ha ospitato il grande Maestro di fama internazionale Silvio Benedetto

Pubblico numeroso ha accolto la performance del Maestro Silvio Benedetto

Un  evento eccezionale che fa onore all'Arte nei Nebrodi. Il Maestro italo-argentino, Silvio Benedetto, ha presentato le sue opere, una conferenza sui murales ed ha eserguito dal vivo una performance artistica.

Un insieme di emozioni ha vissuto il pubblico della Casa delle Culture, numeroso, colto e interessato, di fronte alla figura di un personaggio di alta caratura internazionale che si è esibito in un evento che ha accomunato mostra di opere pittoriche, conferenza sull'arte, teatro, poesia ed al contempo una performance artistica dal vivo. 

Il maestro ha evocato la sua infanzia e le sue origini, nato in Argentina da genitori di origine italiana e poi il suo viaggio, nel 1961, insieme al nonno per visitare la terra d'origine. Un viaggio che lo ha fatto innamorare dell'arte italiana, che lui ha studiato in accademia. 

Un lungo percorso che lo ha portato a conoscere molti artisti italiani ed internazionali, con i quali ha realizzato opere collettive come i murales in Messico ed in altri paesi dell'America Latina. 

I suoi interessi non sono soltanto tele, muri e colori, ma anche letteratura, musica e teatro. 

Un video ha illustrato alcuni passaggi salienti della carriera dell'artista e del suo impegno civile a fianco dei lavoratori e degli ultimi. 

Durante il suo appassionante intervento, si è esibita la compagna di vita, Silvia Lotti, recitando una poesia di Garcia Lorca, emozionando il pubblico e meritando un caloroso applauso.

Pe rchi vuole saperne di più:

http://museosilviobenedetto.blogspot.com/p/il-museo.html


La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 31 Marzo 2019. Dalle 16:00 alle 20:00.

Per info: 339.8599708

Ecco la poesia:

Elegia del silenzio

Silenzio, dove porti
il tuo vetro appannato
di sorrisi, di parole
e di pianti dell'albero?
Come pulisci, silenzio,
la rugiada del canto
e le macchie sonore
che i mari lontani
lasciano sul bianco
sereno del tuo velo?
Chi chiude le tue ferite
quando sopra i campi
qualche vecchia noria
pianta il suo lento dardo
sul tuo vetro immenso?
Dove vai se al tramonto
ti feriscono le campane
e spezzano il tuo riposo
gli sciami delle strofe
e il gran rumore dorato
che cade sopra i monti
azzurri singhiozzando?
L'aria dell'inverno
spezza il tuo azzurro
e taglia le tue foreste
il lamento muto
di qualche fonte fredda.
Dove posi le mani,
la spina del riso
o il bruciante fendente
della passione trovi.
Se vai agli astri
il solenne concerto
degli uccelli azzurri
rompe il grande equilibrio
del tuo segreto pensiero.
Fuggendo il suono
sei anche tu suono,
spettro d'armonia,
fumo di grido e di canto.
Vieni a dirci
la parola infinita
nelle notti oscure
senza alito, senza labbra.
Trafitto da stelle
e maturo di musica,
dove porti, silenzio,
il tuo dolore extraumano,
dolor di esser prigioniero
nella ragnatela melodica,
cieco per sempre
il tuo sacro fonte?
Oggi le tue onde trascinano
con torbidi pensieri
la cenere sonora
e il dolore del passato.
Gli echi dei gridi
che svanirono per sempre.
Il tuono remoto
del mare, mummificato.
Se Geova dorme
sali al trono splendente,
spezzagli in fronte
una stella spenta
e lascia davvero
la musica eterna,
l'armonia sonora
di luce, e intanto
torna alla tua fonte,
dove nella notte eterna,
prima di Dio e del tempo
sgorgavi in pace.

(Luglio 1920)

Federico Garcia Lorca


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